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1979/1980 – CD

Il prezzo originale era: 14,90 €.Il prezzo attuale è: 9,90 €.

A1 Hiroshima
A2 Brucia La Città
A3 Jane
A4 Mille Notti (Demo)
A5 Lasciami Stare (Demo)
A6 Brucia La Città (Demo)
B1 Andare Via (Live)
B2 L’Insegnante (Live)
B3 La TV (Live)
B4 Hiroshima (Live)
B5 Lasciami Stare (Live)
B6 Mille Notti (Live)
  • Bass – Sergio Pagnacco
  • Drum – Silvano Bottari
  • Guitar – Roberto Merlone
  • Vocals – Alfio Vitanza (tracce: A1 to A3),
  • Vocals – Fabrizio Cruciani (tracce: A4 to A6, B1 to B6)
  • – Tracks 1-3 Studio G di Genova 1980 Demo with Alfio Vitanza
    – Tracks 4-6 Savona 1980 Demo with Fabrizio Cruciani
    – Tracks 7-9 Live a Pietra Ligure Estate 1979 with Fabrizio Cruciani
    – Tracks 10-12 Live a Belluno Inverno 1979 with Fabrizio Cruciani
Categoria:

Descrizione

Vanexa 1979 – 1980 prosegue quel – per certi versi – folle progetto architettato dal mastermind della Jolly Roger Records, ossia Antonio Keller, che consiste nel proporre uscite di brani ufficialmente inediti in lingua italiana da parte delle band che hanno gettato i pilastri in cemento armato della musica dura tricolore. Dopo Rumore Nel Vento dei Sabotage è quindi la volta di queste dodici – tredici calcolando anche la ghost track posta alla fine – canzoni scritte dalla band di stanza a Savona chiamata Vanessa, poi divenuta universalmente Vanexa indurendo suoni e, conseguentemente, moniker.

In quegli anni il gruppo è costituito, oltre che dallo zoccolo duro dei tre fondatori, ovvero Sergio Pagnacco(basso), Silvano “Syl” Bottari(batteria) e Roberto Merlone(chitarra) da due ben distinti cantanti, che assurgono a heavy gloria postuma proprio grazie a questa release. In realtà Fabrizio Cruciani, il primo interprete, si elevò poco dopo la militanza nei Vanexa agli onori della cronaca in virtù dei Suoi servigi all’interno dei mitici ed oscuri Knife Edge di Joe Vescovi, uno fra i combo più misteriosi della storia del Metallo made in Italy e lo stesso Alfio Vitanza, una vita dietro il microfono dei New Trolls, si sta cavando recentemente parecchie soddisfazioni con un gruppo itinerante dedito alla coverizzazione dei The BeatlesVanexa ‘79/’80 si apre con quest’ultimo anche se, in termini cronologici, fu in realtà il secondo singer della Vanessa, e lo stesso si occupa dei primi tre brani del lotto (HiroshimaBrucia La Città Jane), registrati presso gli Studio G di Genova nel 1980. Sulla scia di una produzione degna il trittico colpisce subito al cuore e dimostra come i quattro savonesi riuscissero al meglio a coniugare il gusto latino con l’impeto delle bordate proto HM provenienti dalla terra d’Albione, più precisamente fornite in dosi massicce dagli Stallions Of The Highway di Barnsley, meglio conosciuti come Saxon e i finti bellocci Def Leppard, anch’essi dei duri e figli dell’acciaio dello Yorkshire che fa capo a Sheffield.

Cambio netto di cantante – e di suoni, in negativo – per quanto concerne i pezzi da Mille Notti in poi con, oltre a quella che diverrà 1.000 Thousand Nights, Lasciami Stare Brucia La Città tratti dal demo 1980 registrato a Savona. Impressionate la carica sprigionata dai Nostri attraverso i solchi di Mille Notti, laddove la velocità e la veemenza metallica raggiungono vette inaspettate per il periodo. Lasciami Stare = Never Surrender dei Saxon, da Denim And Leather (1981). Finalmente, anche per i metalhead meno avvezzi alla riscoperta delle perle dell’HM italiano degli esordi, esiste con questo Vanexa 1979-1980 la possibilità di toccare con mano e orecchie il plagio operato dai guerrieri di Barnsley nei confronti dei quattro liguri. La leggenda narra che i Nostri consegnarono a Biff in persona la Loro cassettina, per poter così beneficiare dell’eventuale slot da supporter in occasione del Loro successivo Italian Tour. Speranza poi naufragata, così come la mancata registrazione del pezzo alla Siae a tempo debito, fondamentale per la richiesta di eventuali danni agli inglesi per la scopiazzatura bella e buona. Chiude il lotto Brucia La Città, anthem ante litteram dei Nostri, grande esempio di fine songwriting, nonostante la bassa età media dei Vanexa.

Le restanti canzoni del disco, ben sei, sempre con Fabrizio dietro al microfono, sono tratte da esibizioni dal vivo, rispettivamente a Pietra Ligure nell’estate del 1979 e, sempre lo stesso anno, a Belluno durante l’inverno. In questo caso, così come in generale per tutto il lavoro, il gusto della scoperta e la voglia di poter maneggiare, odorare e sentire vibrare la testimonianza ufficiale di un’epoca per certi versi eroica dell’HM cantato in italiano passa sopra a quelli che sono i freddi ragionamenti legati alla resa sonora del prodotto, talvolta davvero minimale.

Booklet molto curato con tutti i testi e ricco di foto dell’epoca, fra le quali spicca quella posta sul retrocopertina con i Vanexa periodo Cruciani al gran completo in versione black&white. La versione in vinile contiene alcune righe d’antan sul gruppo scritte da Beppe Riva mentre quella in Cd lascia spazio a un’intera paginetta dedicata alla descrizione del periodo storico relativo ai primi vagiti della Nwoihm confezionato dal sottoscritto, refusi compresi, legati ai sempiterni problemi di deadline da capestro. Nel 1979 si stavano infatti creando le basi per quella che verrà poi definita da più parti come la nuova ondata italiana dell’heavy metal, dove “nuova” si riferiva non tanto a un qualcosa di precedente all’interno dello stesso ambito – come accadde in Inghilterra – bensì alla freschezza derivata dall’impressionante e giovane impatto che ottenne questa inedita musica sia a livello di costumi che di mercato all’interno del vetusto, arroccato e polveroso panorama italico.

Al di là della resa alle casse, Vanexa 1979 – 1980, dalla copertina assolutamente calzante, è un lavoro imprescindibile per tutti gli amanti dell’HM tricolore ai Suoi esordi proprio perché contenente la follia e l’ingenuità di metallari purosangue come i Vanexa, fra gli antesignani dell’inizio di un lungo viaggio italiano che tuttora perdura, attraverso interpreti degni e poser dell’ultima ora, fra colpi bassi ed exploit inaspettati, che però rispecchiano fedelmente il Nostro paese. Soprattutto i solchi del vinile paiono portare in dote il profumo del cuoio e della muffa allo iodio di una umida cantina ligure, laddove quattro ragazzi scrissero delle pagine fondamentali della infinita saga legata all’HM, partendo proprio dai testi: caustici, proiettati al futuro e censurabili finché si vuole ma tremendamente veri, lontani anni luce da quelli degli intellettuali finto-ribelli che già stavano sgomitando per accaparrarsi l’agognato posto al sole.

Stefano “Steven Rich” Ricetti

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